I trend della non autosufficienza

Nel 2050 ci saranno molti “più nonni che nipoti”; secondo le stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) gli over 60 passeranno da 650 milioni a 2 miliardi. Secondo la stessa Organizzazione nel 2020 la popolazione anziana in Europa sarà superiore a quella che il sistema sanitario potrà ragionevolmente sostenere.
In questo panorama, l’Italia è uno dei Paesi europei con il maggior indice di invecchiamento, che significa crescita esponenziale delle spese di cura per anziani, ospedaliere e territoriali, per il prossimo futuro.
A questo si deve aggiungere la quota consistente di coloro che hanno una disabilità fin dalla nascita o la acquisiscono durante gli anni della giovinezza o dell'età adulta, sia per causa di malattie che di incidenti stradali, domestici, sul lavoro.

Nel 1981 la popolazione residente in Emilia Romagna con oltre 60 anni ammontava a 844.000 unità, nel 2020 si calcola ammonterà a 1.304.000 unità, con un aumento del 54%.
Nel 1980 la popolazione con più di 80 anni ammontava a 108.000 unità, nel 2020 passerà a 346.000 unità (+ 220%)
Fatta a base 100 nel 2004 la popolazione anziana nel 2020 la popolazione sarà:
- 111 quella con 60 anni e oltre
- 112 quella con 65 anni e oltre
- 120 quella con 75 anni e oltre
- 136 quella con 85 anni e oltre

A questi dati si possono aggiungere quelli relativi alle famiglie unipersonali rilevati dal censimento del 2001 che vedono le classi di età 65/74 (24.175 maschi e 63.622 femmine) e 75/84 (19.210 maschi e 82.215 femmine) quelle con la maggior distribuzione di popolazione.
Questi dati ci indicano che vi è un aumento della cosiddetta “quarta età”, un aumento delle donne tra la popolazione anziana, una fragilità e frammentazione della struttura famigliare (aumento delle famiglie unipersonali; aumento della instabilità delle unioni famigliari; riduzione del tasso di natalità; aumento del celibato e del nubilato nella fascia 30/49 anni; aumento di anziani soli soprattutto di sesso femminile; diminuzione degli anziani che vivono con i figli). Tutto fa supporre quindi una prevedibile riduzione della “capacità di cura” degli anziani da parte delle famiglie che va ad assommarsi alla situazione economica ed organizzativa dei servizi di welfare in questi primi decenni degli anni duemila, gli anni della “crisi”.

Se ci spostiamo un attimo dalle situazioni di disabilità provocate dal fenomeno dell’invecchiamento ed entriamo nelle disabilità, congenite o acquisite,  riferite ad una target di popolazione più giovane (adulti e giovani) vediamo che vari fattori concorrono ad un aumento di queste situazioni e alla richiesta di interventi di facilitazione dell'autonomia:
- le migliori condizioni di vita (aspetti sociali, assistenziali, riabilitativi, culturali,….) determina un allungamento della età media delle persone disabili congenite
- la qualità e la quantità dei servizi sanitari permette la sopravvivenza in percentuali maggiori di persone con deficit alla nascita e con deficit causati in vaie età da malattie o traumi (si penso solo al tema della adozione del casco per i motociclisti)
- l’evoluzione della cultura nel mondo della disabilità ha posto da circa 15-20 anni alla ribalta nuove problematiche e linee di indirizzo socioassistenziali attorno a parole chiave del tipo autonomia, vita indipendente, dopo di noi, tutte connesse anche alla qualità dell’abitare.

Anche questo breve excursus nei dati statistici e nelle tendenze ci fornisce utili indicazioni attorno al tema delle non autosufficienze e alla utilità quindi degli interventi di adeguamento dell’ambiente domestico alle esigenze di autonomia e di cura e alla prevenzione di situazioni di inserimento in  strutture residenziali sociosanitarie che allontanano dal nucleo famigliare e dal contesto di vita ed hanno costi molto alti.

Approfondisci: alcune indcazion di lettura
- Consulta i Rapporti prodotti a livello nazionale sui temi della non autosuficienza e della cronicità
- 2012, “XXII° Rapporto CISF sulla famiglia in Italia”, promosso dal Centro studi internazionale famiglia e curato dal Prof. P.Paolo Donati